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Areta ci riceve nel giorno nefasto degli attentati di Parigi e la Francia è anche protagonista in qualche modo di un singolare episodio che Angelo Cozzi non esita a raccontarci. A distanza di molti anni, un suo cliente di Tahiti (Polinesia francese) ha saldato una fornitura di arredi, mai pagata per via di un uragano che aveva spazzato via l’attività dell’imprenditore del Pacifico. Angelo Cozzi parla della sua storia e del suo rapporto particolare con le materie plastiche, sfida e scommessa di un uomo lombardo trasferitosi al centro dell’ultimo tratto della via Appia Antica. Ci mostra una sedia in plastica modello Chiavari copiata fedelmente in Asia. Al mio non dare troppa importanza a questa discutibile replica, Cozzi mi guarda stranito e mi dice che i competitor orientali hanno visto giusto, questa è la sedia da cerimonia per eccellenza nel mercato anglosassone e si vende come il pane. E’ in queste risposte che si respira il fiuto del vero imprenditore. Chissà, se Gauguin fosse vissuto un secolo più tardi, nell’opera “Ta Matete” avremmo probabilmente trovato una panchina Areta!

Chi è Angelo Cozzi?

Sono nato a Magenta e mi sono diplomato in una scuola atipica per il panorama formativo italiano, l’Istituto Superiore di Tecnologie Industriali Meccaniche del Politecnico di Milano. Dopo il servizio militare come ufficiale di cavalleria, mi sono inserito nel settore delle lavorazioni meccaniche, ricoprendo il ruolo di responsabile attrezzature speciali della Innocenti-Sant’Eustachio. Ho sposato la causa pugliese per ragioni sentimentali, dopo un viaggio a Londra, inserendomi nell’azienda di famiglia di mia moglie impegnata nella produzione di sedie in legno. Nel 1988 ho deciso di lasciare il legno e di avviare lo stampaggio di arredi in plastica, in particolare mobili da giardino. Era una prospettiva nuova, quella che veniva chiamata volgarmente plastica mi ha consentito di generare subito interesse e fatturato da clienti esteri, quasi il 95% della produzione, nei primi 15 anni dell’ARETA, era collocato sui mercati esteri, Grecia, Giappone e Regno Unito in particolare. Ho sperimentato le gioie e i dolori di quegli anni. Da un lato non c’era bisogno di promuoversi più di tanto, venivano a cercarmi in fiera, dall’altro esportare era meno facile rispetto ad oggi, soprattutto fuori dalla CEE.

Di cosa si occupa ARETA e quali sono le traiettorie di innovazione ad oggi individuate?

Areta si occupa di arredi in materiale plastico, in particolare arredo giardino. Le nostre produzioni proseguono ininterrottamente da oltre 25 anni, abbiamo stampato milioni di sedie e consolidato competenze importanti sulle materie plastiche al punto di essere tra i 5-6 players rimasti in Italia in questo settore, 4 dei quali hanno sede al Nord. Le nostre traiettorie di innovazione riguardano sicuramente il potenziamento degli investimenti nell’inietto-gas, tecnica che ci consente di stampare spessori rilevanti e svuotare alcune sezioni fino al 50% del loro volume. Lo stampaggio ad iniezione gas-assistita ha consentito la produzione di arredi di qualità notevolmente superiore, siamo ben distanti dalla classica sedia bianca (il prodotto a livello industriale più economico in assoluto su cui sedersi). Oggi cerchiamo di sviluppare maggiori quote di mercato nell’HO.RE.CA con nuovi modelli di sedie e cercando di sostituire i tavoli in legno con prodotti realizzati in materiali plastici con pari caratteristiche. Dal punto di vista dei materiali, sento di dire che avremo innovato per davvero solo quando le plastiche saranno in grado di simulare dal punto di vista tattile ed estetico i materiali naturali, senza ricorrere alla sovraimpressione di pellicole la cui resa (venature del legno o del marmo, ad esempio) è indiscutibilmente povera e palesemente artificiale.

Stampare superfici come fossero in Rattan, iniettare gas per alleggerirle, sperimentare nuovi compound bio-based. La plastica può davvero aspirare ad essere una materia nobile per il settore dell’outdoor e per gli arredi da giardino in particolare?

La nobiltà non è data dalla materia, ma dal modo in cui ogni produttore lavora la materia stessa e ne assegna una determinata forma. Alcune delle sue osservazioni, a mio avviso, riguardano la capacità della tecnologia di assecondare nuove mode, perché l’arredamento ha sete di cambiamento per poter sopravvivere. Guardi, ad esempio, la sedia in policarbonato, per alcuni anni tutti hanno comprato sedie trasparenti, ora ne vedo molte meno. E sempre parlando di mode e di materia nobilitata, mi piacerebbe che i miei prodotti entrassero nelle case degli italiani, senza ripetere però l’errore del ’92 quando ho brevettato una sedia smontabile in plastica. Era un’intuizione prematura e forse presuntuosa, pensare di farsi largo nel mercato delle sedie da interno e sbaragliare il dominio del legno. Ora, invece, i tempi sono maturi e bisogna affrontare due sfide abbastanza stimolanti: passare dall’esterno all’interno e difendersi dai nuovi produttori dell’Est, dove per Est non intendo i cinesi, ma i turchi. Deve sapere che i turchi sono competitors spietati perché hanno buone capacità di investimento, hanno acquisito le nostre tecnologie ed acquistato i nostri macchinari, sono circondati da mercati vergini, sono indubbiamente bravi, ma soprattutto commercialmente molto aggressivi.

Replicare un piano d’appoggio all’infinito per eventi e manifestazioni collettive o per rispondere alle esigenze familiari di convivialità allargata. Ci racconti qualcosa del progetto Tavolo Modulare.

Parlare di un tavolo modulare può sembrare banale, un argomento antico come l’universo. Tutti coloro che si occupano di arredo, in qualche modo, hanno pensato a un tavolo modulare, soprattutto nell’arredo giardino che vive una doppia temporaneità: quella stagionale e quella dei gruppi allargati di persone in momenti particolari. La mia idea di tavolo è quella di un prodotto qualitativamente superiore, non un prodotto da prato o da camioncino ambulante, ma da patio o pergolato per intenderci. Il mio obiettivo all’inizio degli anni ’90 era quello di presentare un tavolo da 140 cm con 6 sedie al minor prezzo possibile e puntualmente i miei prodotti finivano sulla prima pagina dei volantini della grande distribuzione. Ora le cose sono cambiate, desidero un tavolo dal design pulito, ma che sia perfetto nei sistemi di connessione per garantire robustezza e stabilità alle grandi tavolate. Desidero “consistenza” e semplicità di montaggio, poiché l’assemblaggio verrà comunque demandato al cliente finale.

La collaborazione con il CETMA. Benefici e impressioni raccolte durante l’esperienza di collaborazione.

Sono anni che seguo il CETMA. Decidere di collaborare è stata una scelta dettata dalla maturità degli scambi intercorsi e dalla convergenza sugli intenti. E’ stata un’esperienza positiva, soprattutto per il riscontro di elevata professionalità a due passi da casa. Non voglio sembrare presuntuoso, sono stato spesso raggiunto da architetti talentuosi negli anni in cui ero l’unico ad esporre mobili da giardino al Salone del Mobile di Milano…bravi a disegnare prodotti bellissimi ma irrealizzabili, per la poca conoscenza sui processi produttivi. Conoscere la lavorazione delle materie plastiche è frutto dell’esperienza. Il CETMA ha condiviso il percorso di studio del tavolo, con volontà e sensibilità sul design, dimostrando nella fase progettuale una buona padronanza delle tecnologie. Abbiamo ancora molte cose da raccontarci.

Cosa si aspetta dal futuro?

Per quanto mi riguarda la nostra struttura ha le conoscenze tecniche e gli impianti per realizzare culle per bambini, scudi per la polizia, giacigli per gatti o paraurti per auto ma penso che nell’immediato non abbandoneremo il mercato dell’arredamento. Mi piacerebbe in futuro aumentare la valorizzazione del marchio Areta ed arrivare ad essere presente con la distribuzione in ogni nazione. Spero che in tempi brevi si possa arrivare ad operare in un tessuto imprenditoriale dove i servizi sono pari a quelli che possono utilizzare i nostri competitor localizzati a paralleli con valore numerico più alto. A mio avviso le invenzioni non esistono più, bisogna migliorarsi costantemente, riconoscere gli errori commessi e cercare di non ripeterli. Non vi nascondo che soffro di non avere localmente molti interlocutori per scambiare idee, confrontarsi sulle problematiche comuni del progettare e dello stampare le materie plastiche. Credo che spesso valga molto di più una buona chiacchierata che 50 aride email che scorrono in lungo e largo sui nostri monitor.



Tavolo Modulare (CETMAdesign – RCD 002552703-0002) + Sedia Teti



Angelo Cozzi

Legale Rappresentante, ARETA S.r.l.

Z.I. – Via per Grottaglie km 3 - 72021 Francavilla Fontana (BR) - Italy

tel. +39 0831 841212

areta@areta.com

www.areta.com






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