News

CETMA punta di diamante della ricerca scientifica per decarbonizzazione e transizione energetica

Approfondimento del Prof. Federico Pirro – Università di Bari
componente del Comitato scientifico del CETMA

Vorrei evidenziare l’importanza e il ruolo decisivo che, nel processo di decarbonizzazione dell’area di Brindisi, può e deve assolvere lo stock di capitale fisso sociale concentrato nella zona, con particolare riferimento alle infrastrutture per lo sviluppo.
Uno stock di capitale fisso infrastrutturale che rende Brindisi - lo vado sottolineando da tempo - una delle aree meglio attrezzate dell’Italia meridionale, dell’Adriatico e del Mediterraneo centro-orientale.
Quali i suoi punti di forza?

  1. Un grande scalo portuale con una consolidata vocazione industriale e con raccordo ferroviario alle linee nazionali;
  2. un aeroporto attiguo che, per funzionalità delle piste incrociate, consente decolli e atterraggi da diverse direzioni;
  3. una vasta area industriale attrezzata a ridosso del porto;
  4. vie di comunicazione stradali a doppia corsia verso Nord-Sud e verso ovest;
  5. una cittadella della ricerca con prestigiose presenze di Istituzioni, fra cui quelle dell’ENEA e del CETMA;
  6. corsi di laurea degli Atenei di Bari e Lecce.
Uno stock di capitale fisso infrastrutturale su cui insiste un apparato di produzione industriale i cui maggiori impianti nei comparti trainanti dell’energia, della chimica e dell’aeronautica - facenti capo a multinazionali - sono saldamente integrati in filiere nazionali lunghe in cui si collocano ramificate supply chain di Pmi non solo locali ma anche di altre regioni.
Volendo offrire un dato di sintesi sul valore della produzione dei maggiori complessi industriali in esercizio nell’area, se ne può offrire uno riferito al 2019 - l’ultimo disponibile desunto da un’indagine della Confindustria - secondo il quale gli impianti di Enel, Eni Versalis e Enipower, Avio Aero, LyondellBasell, Jindal, Sanofi, Salver, Leonardo, Ipem, SRB, TI Automotive in quell’anno hanno prodotto un valore di circa 3 miliardi di euro.
Brindisi, dunque, è una delle capitali industriali del Mezzogiorno e del Mediterraneo centro-orientale: un ruolo che sarebbe bene fosse riconosciuto da tutti i soggetti istituzionali e sociali locali e difeso come tale, naturalmente in logiche di piena ecosostenibilità, contro ricorrenti pulsioni antindustrialiste.



La sua area dunque dispone di gran parte delle condizioni di base per divenire una delle aree trainanti di una hydrogen valley nazionale, anche perché sono già avviati processi di decarbonizzazione che avranno una precisa scadenza del 2025, se l’Enel verrà messa in condizione di completare la dismissione già avviata dei suoi gruppi a carbone di Cerano, e di aprire i cantieri per la riconversione a gas della Federico II, con l’investimento programmato di 1,6 miliardi di euro che, detto per inciso, risulterà uno dei maggiori in Puglia negli ultimi 25 anni.
L’Eni Versalis, a sua volta, ha ottenuto a livello nazionale la certificazione ‘Iscc plus’ per produrre nei suoi siti, e naturalmente anche in quello di Brindisi, diverse tipologie di materie plastiche - come ci è stato comunicato - ‘decarbonizzate e circolari’.
I processi di decarbonizzazione tuttavia - è bene non dimenticarlo neppure per un attimo – stanno già avendo un impatto crescente sulle PMI, soprattutto di quelle al servizio della centrale di Cerano, che l’Enel peraltro - e voglio sottolineare questa sua scelta come altamente positiva e sperabilmente imitabile come metodologia di interventi anche in altri contesti produttivi, come ad esempio quello della siderurgia a Taranto - si sta impegnando ad avviare a percorsi di riposizionamento competitivo e di diversificazione di mercati, che non sono facili, e il cui esito positivo non è affatto scontato, ma che proprio per questo hanno bisogno di uno sforzo sinergico di grandi imprese, Pmi, Istituzioni nazionali e locali, centri di ricerca, Sindacati, associazioni di categoria. Il ruolo della Regione in questo scenario è fondamentale.
Ora, volendo dare continuità, coordinamento e velocità ai processi locali di decarbonizzazione e soprattutto alle prevedibili ricadute in termini di nuove produzioni industriali che quei processi lasciano già abbastanza chiaramente presagire, io credo che sia necessario costituire un caposaldo di coordinamento e di impulso che si affianchi ai grandi gruppi e - ove lo si stabilisca con il loro consenso - li supporti nel dare concretezza a tutte le nuove produzioni di tecnologie che saranno necessarie per avviare la produzione e l’impiego dell’idrogeno.
Cosa intendo per caposaldo di coordinamento e di impulso?
Intendo riferirmi alla costituzione di una Struttura tecnica di missione, agile, composta da tecnici di alto profilo istituita presso la Regione che lavori con continuità e in stretto raccordo operativo con Autorità di sistema portuale, Consorzio Asi, CETMA, Enea, Associazioni di categoria, Università, banche - penso al riguardo al Gruppo Intesa San Paolo, molto attivo nella promozione di investimenti esteri - per attrarre capitali in comparti strettamente collegati alla produzione e all’impiego dell’idrogeno.
Perché la propongo? Perché ho il timore, che non vi nascondo, che dopo i due convegni della scorsa settimana e di oggi, in cui abbiamo discusso il pregevole studio del DiTNE, ognuno dei partecipanti torni a rinchiudersi nel proprio particulare e che poi le tematiche affrontate in questa due giorni finiscano con l’essere oggetto solo di dibattiti sulla stampa, quando, invece, dovrebbero diventare le linee guida di un lavoro altamente professionale di una STM per provare ad attrarre dall’Italia e dall’estero su questo territorio - grazie anche agli incentivi della Regione e alla sua legge sull’utilizzo dell’idrogeno, la 34 del 23.7.2019 - nuovi investimenti che creino occupazione qualificata, nuove movimentazioni portuali, nuove sistemazioni logistiche, nuove ricerche avanzate.
In questo scenario Enea e CETMA costituirebbero la punta di diamante della ricerca scientifica impegnabile nel percorso della decarbonizzazione e della transizione energetica.