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Esistono schiere di artisti, designer, architetti, fotografi e stilisti che fanno della diversità e della provocazione il loro stile di vita. Rompendo gli schemi e provocando moltiplicano la forza comunicativa dei loro messaggi e, di conseguenza, accrescono la propria visibilità personale e in molti casi il loro business. Luca Gerardi non appartiene a nessuna delle predette categorie, eppure è stato il primo imprenditore a coinvolgerci nell’ingegneria di una provocazione (potrebbe essere il titolo di un futuro bestseller), dettagliando con acuta ispirazione i principi e le potenzialità di un accessorio moda destinato alle giovani generazioni. Se un giorno “In event of fire” verrà indossato, vorrà dire che avremo acceso un sogno intelligente generato da una piacevole e genuina collaborazione.

Chi è Luca Gerardi?

Lavoro nel settore moda da 23 anni. Dopo la maturità classica, nel 1996 ho conseguito il diploma di modellista presso l’Istituto Carlo Secoli di Milano. Sono titolare di un’azienda che conta circa 45 dipendenti che opera nel settore abbigliamento da 40 anni, cioè da quando mio padre decise di ingrandire la sua piccola sartoria su misura, diventando un piccolo imprenditore del tessile. Mi considero un po’ un uomo-prodotto, dal momento che supervisiono l’intero ciclo produttivo partendo dalla creazione del cartamodello fino al controllo finale.

Di cosa si occupa la TRE GI e quali sono le traiettorie di innovazione ad oggi individuate?

La TRE GI si occupa della produzione e commercializzazione di capi di abbigliamento, fornendo, a seconda delle esigenze ed organizzazione del cliente, il semplice lavoro a façon oppure il capo finito preoccupandosi anche dell’acquisto di tutte le materie prime compreso il tessuto. Nel corso degli ultimi vent’anni il mercato è molto cambiato, specie con la migrazione dei grossi marchi verso i paesi dell’est europeo e verso la Cina. E’ stata questa tendenza a farci intraprendere la strada (molto complicata e difficile) del lusso, di realizzare capi dalla manifattura assolutamente artigianale posizionati in un mercato di fascia alta (direi anche altissima, se rientra nelle classificazioni del marketing), in modo da cercare di combattere la crisi del settore con gli strumenti che più eravamo bravi ad usare e cioè l’artigianalità, la meticolosità, la cura dei particolari, la perfezione senza mai perdere d’occhio il rispetto assoluto delle tempistiche. Paradossalmente, posso affermare che l’innovazione più importante nella mia azienda è rappresentata dal ritorno al passato, alla confezione sartoriale da cui era partito mio padre quarant’anni fa, fatta di ore ed ore di lavoro per ogni singolo capo.

TRE GI produce e distribuisce capi d’abbigliamento per diverse case di moda italiane. Come nascono le collaborazioni? Esiste un contributo creativo e innovativo della TRE GI o l’azienda si limita alle fasi prettamente esecutive garantendo i massimi standard di qualità?

La maggior parte dei nostri clienti lo sono ormai da diversi anni, dal momento che lo standard qualitativo che noi garantiamo è di altissimo livello e ciò fa sì che si creino dei rapporti molto stretti che si rafforzano con gli anni. E che difficilmente si possono ripetere, se non investendo in tantissimi anni di fiducia e collaborazione. Proprio per questo motivo ogni nostra stagione lavorativa, da 10 anni a questa parte, è sempre piena e intensa. Non abbiamo più periodi morti o di bassa produttività, nemmeno in quelle settimane di cambio stagione che una volta rappresentavano un grosso problema nel nostro settore. Tuttavia, quando è un grosso marchio a bussare alla nostra porta, si cerca di fare un ulteriore sforzo per assecondare le richieste in ingresso e ciò puntualmente accade. Il nostro parco clienti è di assoluto prestigio dal momento che il prezzo retail del nostro prodotto quasi sempre supera i 3000 euro. La TR GI si è specializzata nella confezione di capi double façe completamente ribattuti a mano. Questo ha rappresentato un vero e proprio passepartout che ci ha permesso, praticamente, di entrare come fornitori in moltissime realtà di livello ed intraprendere con loro rapporti di collaborazione che si sono intensificati con gli anni.

Un bozzetto e uno storyboard hanno partorito l’idea e il marchio “IN EVENT OF FIRE”. Il gadget è divenuto quindi un prototipo fisico dalle potenzialità molto interessanti per linee di abbigliamento destinate ai teen ager. Può descriverci il progetto e quali sono le principali barriere alla sua definitiva introduzione sul mercato?

L’idea nasce dalla sensibilità al problema del rischio legato ai rapporti tra adolescenti, cosa sempre puntualmente evidenziata dagli spot pubblicitari che incoraggiano i giovani ed i meno giovani all’uso del profilattico. Ecco quindi l’idea di unire quell’esigenza ad un capo di abbigliamento. Creare un contenitore con all’interno un profilattico da integrare a qualsiasi capo di abbigliamento, così da averne uno a disposizione “in event of fire”, strappando una linguetta come si fa per una lattina di coca-cola. L’idea è una bellissima provocazione, secondo noi potrà avere un discreto successo. Lanciare sul mercato questo prodotto, però, comporterebbe un grosso investimento in termini di tempo ed energie e la nostra azienda dovrebbe ritagliare risorse preziose per concretizzare commercialmente questa idea, ipotesi ad oggi non praticabile. Stiamo valutando l’ipotesi di cercare un partner, magari proprio tra i principali produttori di condom, che potrebbero essere potenzialmente interessati ad essere coinvolti in questo progetto che alla base ha un loro prodotto.

La collaborazione con il CETMA. Benefici e impressioni raccolte durante l’esperienza di collaborazione.

Presso il CETMA abbiamo trovato un gruppo di professionisti di altissimo livello. Con loro si è creata fin da subito un’intesa eccezionale. Hanno immediatamente colto quello che era lo spirito della nostra iniziativa. Tanti sono stati i suggerimenti e le proposte da parte loro. Il risultato è stato la realizzazione di un prototipo che rispecchiava in ogni sua parte il nostro progetto. Ciò che mi ha colpito è la meticolosità e la scrupolosità con cui il CETMA ha affrontato il nostro progetto. Nei numerosi incontri ho apprezzato la preparazione e lo spirito creativo degli ingegneri che ci erano stati assegnati.

Cosa si aspetta dal futuro?

Nuove sfide da affrontare e vincere con quel bagaglio immenso di competenze tecniche ed umane ereditate inizialmente da mio padre e poi, con tanta fatica ed umiltà, da me accresciute, innovate e migliorate. Il settore della moda è sempre in trasformazione, non solo da un punto di vista stilistico, ma anche in termini di richieste realizzative, capacità organizzative e professionalità dei produttori.

Mi piacerebbe, inoltre, dedicare sempre maggiore attenzione alla qualità della vita in azienda. I tempi di consegna sono ristretti a causa del continuo accavallarsi delle collezioni e ciò rende ancora più difficile e stimolante raggiungere il livello di qualità richiesto dai nostri clienti. E proprio per questo il mio principale impegno è rivolto alla cura e formazione continua del personale interno.

Presto molta attenzione a valorizzare le capacità di ognuna delle 50 persone che lavorano con me, al rapporto umano e di reciproco rispetto, perché sono consapevole che tutto ciò è la base da cui non bisogna mai prescindere per avere successo. Per essere tra i primi, infine, non bisogna mai abbassare l’attenzione, al contrario occorre sfruttare i momenti positivi per guardare oltre e ricercare nuovi spunti di eccellenza da portare in azienda e da far fruttare al momento giusto.



Bozzetto per gadget indossabile “IN EVENT OF FIRE” (RCD 002083063-0001)



Luca Gerardi

R&D Manager, TRE GI srl

via Donatello snc 73010 Arnesano (LE) - ITALY

tel. +39 0832 324149

tregisrl@alice.it






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