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Franco e Leonardo Acquaviva hanno varcato le porte del CETMA in un giorno di fine estate, quando tutto si riattiva dopo il torpore imposto dalla calura e dalle fatiche accumulate in un altro anno della vita d’impresa. Avevano in mano un prototipo di carta e un’idea chiara, forte, ben delineata in quella strategia visionaria che avrebbe trascinato anche noi per innovare radicalmente il prodotto porta-abiti. La fiducia nel valore di quella intuizione e la perseveranza tipica del vero imprenditore hanno condotto un semplice modello di carta a divenire uno dei migliori progetti di Eco-Innovazione dell’Unione Europea. Oggi, il progetto THECHA, ha attrezzature che fremono per avviare produzioni di migliaia di pezzi, una domanda di brevetto depositata e potenzialità di business straordinarie. Qualcuno, tempo fa, la definì “L’altra faccia del macero”. Siamo tutti fieri che abbia il volto della Puglia e di Martina Franca in particolare.

Chi è Leonardo Acquaviva?

Nasco professionalmente come disegnatore industriale. Nel 2009, dopo aver terminato studi di product design a Milano, ho avviato diverse collaborazioni con studi di architettura. L’esperienza più significativa è stata con Pierluigi Cerri, il quale ha contribuito a formarmi dal punto di vista professionale, trasferendomi una maturità di pensiero nel campo della progettazione e dell’innovazione del prodotto industriale.

Da tre anni collaboro con mio padre, Franco Acquaviva, socio e amministratore della Mainetti OMAF, nato tipografo per articoli pubblicitari, gadget e oggettistica ed evolutosi nel settore dell’abbigliamento, cominciando a commercializzare e produrre accessori per le confezioni, fino a concentrarsi esclusivamente sulla produzione di porta-abiti in plastica, stampati ad iniezione e sulla produzione di buste in polietilene per estrusione in bolla.

Oggi ricopro il ruolo di progettista e di responsabile R&D della Mainetti OMAF, cerco per quanto possibile di rendere l’impresa sempre più flessibile e capace di generare innovazione di prodotto. Curo, infine, la parte commerciale beneficiando delle stimolazioni derivanti dal contatto diretto con i clienti.

Di cosa si occupa Mainetti OMAF e quali sono le traiettorie di innovazione ad oggi individuate?

L’azienda produce accessori per confezioni d’abbigliamento, portabiti, copriabiti, sigilli di garanzia, etichette tessute, cartellini, copriabiti in TNT e tutto quello che fa parte del packaging dei capi di abbigliamento. Proprio questa è stata l’innovazione principale che ha caratterizzato la Mainetti OMAF, cercare di produrre nel tempo quanti più articoli possibile, soddisfacendo il cliente nel “total look”. L’innovazione tecnologica è diventata negli anni il nostro punto di forza, alcuni reparti produttivi sono completamente automatizzati con tempi ciclo molto ridotti. Negli anni siamo diventati un’azienda particolarmente reattiva alla domanda proveniente dai vari mercati presidiati, i quali chiedono prodotti e soluzioni sempre più ricercate e si evolvono con velocità spesso incontrollabili.

OMAF è acronimo di Oggettistica Meridionale Franco Acquaviva. Quali passaggi hanno portato l’impresa alla prima produzione di appendiabiti in plastica e come è avvenuto l’ingresso nella holding Mainetti?

L’appendino è stato uno dei primi prodotti ad essere commercializzati dalla OMAF. Con la crescita graduale dei volumi, abbiamo acquistato i primi macchinari e avviato produzioni comunque limitate. Solo dopo aver acquisito una certa specializzazione tecnica e meccanica, abbiamo cominciato a espanderci e ingrandirci automatizzando tutta la catena produttiva, in tutti i settori di intervento. Nel 2000, periodo di crisi nel settore dell’abbigliamento, la Mainetti S.p.A. aveva manifestato l’intenzione di aprire un’unità produttiva in Puglia. Abbiamo colto l’occasione e ci siamo proposti vendendo delle quote, diventando una sister company di questo grande gruppo. Con l’ingresso di Mainetti abbiamo avuto subito la possibilità di lavorare con i maggiori brand del settore moda, sia a livello nazionale che internazionale.

Gli appendiabiti in polpa di cellulosa potrebbero rivoluzionare il settore. E questa rivoluzione partirebbe da Martina Franca. Ci racconti qualcosa del progetto THECHA.

THECHA è un prodotto dalle potenzialità commerciali imprevedibili al punto da immaginare che potrebbe rivoluzionare drasticamente il settore degli accessori per l’abbigliamento. Risponde alle domande delle case di moda, è un prodotto altamente tecnico, è composto da materiali di scarto rigenerati e resi nobili con diversi trattamenti. Non esiste niente del genere nel settore, gli stilisti dei brand più prestigiosi non aspettano altro che vedere qualcosa di altamente innovativo nel campo del packaging e del merchandising. Con questo progetto siamo riusciti ad adattare e trasferire materiali e tecnologie utilizzati prevalentemente come imballaggi nella produzione di prodotti finiti con una specifica funzionalità. L’azienda, e io in particolare, siamo fieri e soddisfatti dei risultati ottenuti, sia sul prodotto che come reazione dei vari clienti e uffici stile. Sono soprattutto i tecnici del settore, comunque, che continuano a valutare positivamente il prodotto valorizzandone l’ampia prospettiva commerciale.

THECHA è destinato, nel primo periodo, a coprire produzioni di nicchia, ma il vero obiettivo è quello di sostituire completamente i portabiti in plastica in tutto il mondo, magari entro 20 o forse 50 anni. Siamo sempre stati convinti che tutto si evolve per stare al passo con i tempi, dobbiamo essere noi a rendere questi cambiamenti possibili per un futuro migliore, sia degli utenti finali che della nostra realtà aziendale. Abbiamo voglia e capacità per continuare a creare bisogni, base del marketing mondiale. Creare contenuti di valore, imprimere nella mente dei nostri clienti il desiderio di avere qualcosa di unico, con un significato emotivo, quasi sentimentale, rivolto all’ecologia e al concetto di innovazione, vogliamo in tutto ciò far sentire i nostri clienti parte del nostro gruppo.

Il progetto è nato per gioco. Io e mio padre, osservando per puro caso alcuni rinforzi interni in polpa di cellulosa termo pressata utilizzati nelle calzature, abbiamo pensato immediatamente che quella forma anatomica poteva essere applicata ai nostri articoli. Mio padre mi ha lanciato una scommessa, le sue parole furono: “Se sei in grado di farlo…fallo”. E io, da allora, ho fatto di tutto per realizzarlo, spinto da una precisa ambizione di creare qualcosa di unico nel settore. Credo, crediamo, che il nostro portabito in polpa di cellulosa valorizzerà ulteriormente la nostra azienda, e ci darà molte soddisfazioni, anche personali, che credo siano l’unico vero obiettivo in un ambiente lavorativo. Siamo fieri di aver portato avanti una piccola visione e vogliamo che diventi davvero alla portata di tutti.

La collaborazione con il CETMA. Benefici e impressioni raccolte durante l’esperienza di collaborazione.

Siamo stati e siamo tuttora seguiti da un gruppo di professionisti che ci hanno indirizzato nel migliore dei modi per entrare in circuiti che non avremmo mai potuto pensare di raggiungere con le nostre sole forze. Credo che il CETMA sia una delle realtà più importanti nel campo della ricerca, design e innovazione del prodotto che abbiamo in Puglia. È come avere una squadra di esperti costantemente al tuo fianco per avere il massimo dei risultati nella valorizzazione dei progetti e delle idee imprenditoriali.

Cosa si aspetta dal futuro?

Questo è solo un punto di partenza. Desidero che le condizioni aziendali ci portino ad avere una conoscenza così approfondita dell’articolo da poter introdurre volumi importanti sul mercato e migliorare contemporaneamente il prodotto. Questo, ripeto, è solo un punto di partenza per poter creare nuovi articoli, rivolti non solo all’industria dell’abbigliamento, ma funzionali e abili nello spaziare in diversi campi del vivere quotidiano. Spero vivamente che il nostro portabito in polpa di cellulosa diventi a tutti gli effetti uno standard per le future generazioni e che cambi completamente il mercato dell’appenderia.



THECHA Molded Pulp Hanger – Patent Pending



Leonardo Acquaviva

R&D Manager, Mainetti OMAF S.r.l.

Km. 2.200 Via Mottola, 74015 Martina Franca (TA) - Italy

tel. +39 080 485 5234

leoa@hotmail.it ;leonardo.acquaviva@mainetti.com

www.mainettiomaf.it;www.mainetti. com






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